Tibet

#FreeTibet Altri due ragazzi si immolano per protesta

Una giovane donna si data fuoco ieri in Cina occidentale, portando a 74 il numero di queste forme di protesta dal 2009.

Tenzin Dolma, questo il nome della ragazza di 23 anni, residente nel villaggio di Tsenmo Goge, nella provincia occidentale del Qinghai, si è immolata

nei pressi di un tempio, urlando slogan per il Tibet libero e per il ritorno del Dalai Lama. La donna è  morta sul colpo e si è data fuoco nell’area che ha visto più immolazioni in questi mesi.

Poche ore prima del sacrificio di Dolma, un ragazzo, Khambum Gyal di 18 anni (ma alcune notizie dicono ne abbia solo 14) si è dato fuoco ed è morto nella stessa contea di  Rebgong/Tongren davanti al monastero di Rongwo.  In seguito a questa forma di protesta estrema, l’area è stata isolata dal resto della Cina.

Dall’inizio di quest’anno, sono già 60 le immolazioni per la causa tibetana.

Qui la fonte:

http://www.rfa.org/english/news/tibet/rebgong-11152012130853.html

Questo invece il sito di Free Tibet: http://www.freetibet.org/

Ad maiora

#FreeTibet Alla Provincia di Milano la Fiaccola della verità tibetana

Oggi una delegazione di tibetani (molti resistenti a Milano) si è trovata nella sede della Provincia milanese per la Fiaccola della verità.
Questo il comunicato della Presidenza del Consiglio provinciale.
Ad maiora
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Il presidente del Consiglio provinciale, Bruno Dapei, ha ricevuto questo pomeriggio a Palazzo Isimbardi la “Fiaccola della verità tibetana”, una staffetta per i diritti umani in Tibet che ha già toccato moltissime città in tutto il mondo.
La Fiamma, in arrivo da Roma, è stata consegnata dal monaco Ven Lama Thubten Wangchen, presidente delle comunità tibetane in Europa, protagonista dell’iniziativa.
“Ben vengano iniziative che possono tenere accesi i riflettori della comunità internazionale e dell’opinione pubblica sul tema del rispetto dei diritti umani – commenta il presidente Dapei – Mi fa particolarmente piacere che Palazzo Isimbardi confermi la sua tradizionale ospitalità e sia una delle tappe di questa iniziativa”.
Ad accogliere la staffetta nell’unica tappa milanese c’erano gli assessori provinciali Giovanni De Nicola, Paolo Del Nero e Stefano Bolognini, i consiglieri Tito Cattaneo, Gian Battista Fratus e Massimo Gatti, Kalsang Dolker, presidente della Comunità Tibetana in Italia, Claudio Cardelli, presidente dell’associazione Italia-Tibet assieme ai rappresentanti della comunità tibetana locale.
La staffetta è partita il 6 luglio scorso dall’India per iniziativa del Parlamento tibetano in esilio e, dopo aver attraversato più di 30 Paesi nei cinque continenti, fermerà la sua corsa il 10 dicembre in occasione della Giornata mondiale per i diritti umani.

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Il Dalai Lama e la ricerca della felicità

“Se i lettori trarranno beneficio da quanto contenuto in queste pagine, i nostri sforzi saranno ben ricompensati. Ma se qualcuno non vi trovasse niente di utile, si senta liberissimo di nascondere questo libro in qualche angolo della sua biblioteca, senza farsene una colpa.”
È difficile trovare nelle ultime righe di un volume (di duecento e passa pagine) un’affermazione del genere. Ma non ci si stupisce se la si legge in un libro del Dalai Lama. “La felicità al di là della religione” il titolo (del libro edito da Sperling&Kupfer) ma anche dell’ultima conferenza milanese della massima autorità spirituale del buddismo tibetano. Chi non l’abbia seguita potrà scoprire molti dei suggerimenti che il Dalai Lama offre per cercare di vivere felici. E per farlo al di là della fede religiosa.
Scrive il monaco: “Ora a fronte dell’oblio delle qualità interiori, nessuna risposta di matrice religiosa riuscirà a dimostrarsi universale, pertanto non rappresenta una soluzione efficace. Ciò di cui abbiamo attualmente bisogno è un approccio all’etica che non faccia riferimento alla religione e possa essere accettato sia da chi segue la fede sia da chi non ne ha alcuna; in breve, ci serve un’etica laica. Sicuramente sembrerà strano sentir pronunciare un’affermazione del genere da qualcuno che indossa, fin da giovanissimo, le vesti da monaco. Eppure, io non vi vedo alcuna contraddizione. La mia fede m’ingiunge infatti di fate ogni sforzo possibile per favorire il benessere e la felicità di tutti gli esseri senzienti, e rivolgermi anche a chi non l’ha adottata, è seguace di un’altra religione o non lo è di nessuna, è assolutamente coerente con tale principio”.
Un’affermazione che qualche pagina più in là il Dalai Lama motiva così : “Sebbene non possa concordare sull’idea che la fede rappresenti un ostacolo per lo sviluppo umano, comprendo bene le radici dei sentimenti antireligiosi di un certo contesto storico. La storia ci insegna una verità scomoda: le istituzioni religiose e i loro seguaci, di ogni tipo, hanno invariabilmente messo in atto uno sfruttamento del prossimo, e la fede è stata usata anche come pretesto per scatenare guerre e legittimare l’oppressione. Persino il buddismo, con la sua dottrina della nonviolenza, non può dirsi completamente alieno da pecche del genere”.
Sono gli stessi (umili) insegnamenti su cui il Dalai Lama ha insistito negli incontri a Palazzo Marino, al Dal Verme e sopratutto al Forum di Assago. Sempre partendo dal principio di evitare di fare proselitismo: “Nell’offrirvi i miei consigli, non ho certo intenzione di fare proseliti, di “convertirvi” al buddismo! In realtà, quando mi viene chiesto di dare insegnamenti buddisti in Occidente, mi capita spesso di esprimere una mia convinzione personale: in linea di massima, non è opportuno adottare pratiche religiose che non siano ben radicate nel proprio retroterra culturale e famigliare. Potrebbe risultare difficile e indurre inutile confusione. Piuttosto, ciò che mi spinge è il semplice desiderio di contribuire al miglioramento dell’umanità. Se i principi della mia tradizione possono risultare al di fuori di essa, penso sia costruttivo attingervi.”
Per la ricerca della felicità, il Dalai Lama invita a manifestare per gli altri lo stesso amore che le madri hanno verso i loro figli, “magnificamente espresso nel simbolo cristiano della Madonna col bambino” E invita all’etica individuale soprattutto in questo periodo di vita globalizzata, come dimostra l’attuale crisi finanziaria (partita, ricordiamo, in Usa e non in Grecia): “È giunto il momento di riconoscere che la nostra vita è profondamente interconnessa con quella di tutti gli altri e di ammettere che il nostro comportamento personale ha una dimensione planetaria”.
L’importante, sostiene il monaco buddista, è non essere egoisti e non pensare solo ai soldi e ai beni materiali, perché come recita un antico detto tibetano: “Sull’uscio di casa dell’uomo ricco e infelice dorme il mendicante soddisfatto”.
Parole che in questa fase di crisi hanno spinto migliaia di persone ad ascoltare il Dalai Lama a Milano.
E a far avvicinare a lui – e simpatizzare – migliaia di “nativi cristiani”, attratti forse più dalla filosofia di vita tibetana che alla religione buddista. O forse solo dalla grande forza che emana il quattordicesimo Dalai Lama, il primo ad essere stato cacciato, insieme a migliaia di monaci, dalla loro terra, il Tibet.
Ad maiora.
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Dalai Lama
La felicità al di là della religione
Sperling&Kupfer
Milano, 2012
Euro 16.50

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I tibetani si danno fuoco? La Cina chiude le frontiere ai turisti

La Cina reagisce – a suo modo –  all’ondata di suicidi politici di cittadini tibetani che ora si immolano anche nelle zone occupate dal regime comunista nel 1950.

Pechino ha chiuso il Tibet ai turisti.

La misura a seguito anche degli arresti di decine di tibetani.

Forse cercano in questo modo di evitare che si diano fuoco nella pubblica piazza.

Le immolazioni si sesseguono infatti anche a Lhasa.

Il tutto mentre il Dalai Lama sta per arrivare a Milano.

Ad maiora

Cina, altre due immolazioni pro-Tibet

Altri due tibetani, due ragazzi di venti anni, si sono dati fuoco per denunciare la repressione cinese in Tibet. 

A confermarlo la Campagna Internazionale per il Tibet, organizzazione umanitaria con sede negli Stati Uniti:

http://www.savetibet.org/media-center/ict-news-reports/two-young-tibetan-men-self-immolate-together

L’immolazione a Barma, citta’ della Cina sud-occidentale. 

Sonam e Choephak Kyap, entrambi laici si sono dati fuoco davanti a un monastero invocando libertà per la loro terra.

Sale così a 35 il totale dei tibetani che dall’inizio del 2011 si sono immolati per protesta. Si tratta per lo più di monaci o monache buddhisti.

Proprio ieri a Lhasa, capitale del Tibet (occupato dalla Cina), le autorità filo-cinesi hanno pubblicamente elogiato 6.773 religiosi buddhisti collaborazionisti definiti “patriottici e rispettosi della legge”.