Russia Unita

ELEZIONI IN RUSSIA:VENERDI’ ANNAVIVA A MOSCA

Da venerdì 2 dicembre inizia la missione di Annaviva a Mosca. È la seconda volta che il nostro “turismo responsabile” ci porta nella città dove cinque anni or sono venne assassinata Anna Politkovskaja.

La scorsa volta andammo sulla tomba di Anna e partecipammo a una manifestazione (repressa a manganellate e arresti) dell’opposizione, nell’ambito della cosiddetta “Strategia 31”.

Questa volta sbarchiamo in Russia per le elezioni politiche previste per domenica. Per la prima volta, Vladimir Putin e il suo partito “Russia unita” rischiano di non raggiungere la maggioranza assoluta alla Duma. Segno che nemmeno la museruola messa a gran parte dell’informazione riesce più a nascondere la delusione verso una politica autoritaria. E tardo sovietica.

Il successo russo di questi anni è dovuto al continuo crescere del prezzo delle materie prime (unica merce esortata insieme alle armi da guerra) e ai muscoli mostrati a un’Europa divisa (e spesso complice) e un’America distratta.

Il tutto a scapito dei diritti civili dapprima dei cittadini del Caucaso (Cecenia in primis, sempre a guida Khadirov) e poi di tutta la Federazione.

I fischi che accompagnano in questi giorni Vladimir (amico di Silvio, ma purtroppo non solo) segnano una pesante inversione di tendenza.

Che andremo al raccontare nei prossimi giorni, attraverso questo blog, il sito AnnaViva.com, Facebook, twitter e Youtube.

Stay tuned.

 Ad maiora

In Cecenia torna la guerra

George Bush passerà agli annali per aver festeggiato (su una portaerei a stelle e strisce) la vittoria di una guerra – quella irakena – che non è ancora finita. Mission Accomplished, diceva l’assurdo striscione.

Qualche mese fa il Cremlino ha dichiarato conclusa l’operazione antiterrorimo, ossia la seconda guerra cecena, scatenata anche per favorire la maggiore visibilità possibile per l’allora sconosciuto candidato Vladimir Putin.

Da quando anche la missione russa è stata compiuta, in Cecenia (ma anche in Daghestan  e in Inguscezia) è successo di tutto.

Fino ad arrivare oggi a un assalto al parlamento ceceno, a Grozny, nella capitale, con morti e momentanea presa ostaggi. 13 persone sono rimaste ferite, mentre 4 agenti di sicurezza sono stati uccisi nell’attacco.

L’escalation di violenza d’altronde era nell’aria. Qualche settimana fa i ribelli ceceno avevano attaccato il villaggio natale del presidente Kadyrov, l’ex comandante dei gruppi paramilitari scelto da Putin per gestire il paese col pugno di ferro e il guanto di velluto, finanziato dai soldi russi.

Proprio Ramzan Kadyrov ha imbracciato il kalashnikov e ha guidando l’assalto contro i ribelli. Ribelli che devono venire da chissà dove, visto che alle ultime elezioni, Russia Unita, il partito di Putin e Medvedev, in questa repubblica “indipendente” ha raccolto il 99,9% dei voti.

I miliziani, che erano 4 o 5, sono stati uccisi, anzi “liquidati” come sono soliti dire le forze di sicurezza russe.

Li staneremo fin dentro i cessi, prometteva Putin. Ma nella pentola a pressione caucasica, di terroristi ne nascono – purtroppo – ogni giorno.

Ad maiora.