Pussy Riot

#FreePussyRiot. Come sopravvivere alle prigioni in Russia

Preparatevi in anticipo, perché gli abitanti della Russia si dividono in due categorie: chi sta in galera e chi si prepara ad andarci.

È meglio prepararsi all’ipotesi peggiore: il massimo periodo di isolamento e il massimo della pena nel campo di lavoro. Certo, all’inizio è un’idea difficile da accettare. Ti pesano i ricordi di una vita relativamente felice da libero, della moglie, dei figli (qui non si sa cosa è meglio, se averli oppure non averli – sei padrone di te stesso, e quindi non devi spaccarti la testa per la famiglia). Quindi, per non sentire questo peso, ficcati nella zucca una volta per sempre che ora non hai più niente e nessuno: né una casa, né una famiglia, né una macchina, né un lavoro, né onorificenze… Non sei nessuno. E non hai neppure un’identità. Carcerato. Una cosa senza nome. Una bestia.

Il sovraffollamento, la puzza, la mancanza d’acqua, il rumore continuo, tutto questo e molto altro influiscono pesantemente sul morale.
Spero che tu abbia letto dei libri sul 1937, il Kgb, la Ceka o abbia visto dei film sull’argomento. Ecco, i metodi non sono cambiati per niente. Non sono diventati più umani. E neanche superiori per livello intellettuale.

Imparerai molto in fretta a rispondere a tono sia a usare il gergo carcerario. Il contagio è rapidissimo. Un mese dopo avevo già difficoltà a parlare con gli avvocati e all’inquirente che mi chiedeva: “come va?”, risposi: “Perché le interessa tanto?”.

Secondo Camus, il suicidio si prepara nel silenzio del cuore. Uccidersi vuol dire riconoscere che la vita è finita, che è diventata incomprensibile. Allora cerca di comprenderla, hai tanto tempo davanti a te. Non si sa mai, magari troverai la verità. È vero che sempre secondo Camus la ricerca della verità non è la ricerca di ciò che desideri. In prigione nessuno ti vieta di pensare, come di respirare. Apprezzalo e pensa. Senza affanno e senza panico, tranquillamente, lentamente, con intervalli per il pranzo e per la cena, per la lettura e la conversazione.

La pigrizia del pensiero porta al ristagno del cervello e all’obesità dell’anima, non fare sport porta all’obesità del corpo, all’ipodinamismo e ad altri acciacchi. Lavora, lotta! E ricorda, ogni disgrazia ha due medicine: il tempo e il silenzio.

Sopravviveremo, biscottino. E un giorno torneremo senz’altro alla vita di un tempo, prima del carcere. Non dico alla “vita libera” perché la libertà in fin dei conti dipende da una cosa soltanto – la lunghezza del guinzaglio.

Grigorij Pas’ko, Come sopravvivere alle prigioni in Russia, Bollati Boringhieri, Torino, 2006.

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#FreePussyRiot. Processo d’appello il primo ottobre

Il processo d’appello contro le Pussy Riot sarà il primo ottobre.
In primo grado si sono beccate 2 anni di lavori forzati per 45 secondi di concerto punk, femminista e soprattutto anti-putiniano in una chiesa di Mosca.
A Khodorkovskij nell’appello dopo il primo grado, la pena fu ridotta. Poi, non contenti gli hanno messo in piedi un processo post-datato per tenerlo in cella.
Le Pussy Riot in libertà non si sono invece messe a fare la calza. In un video bruciano la foto del tiranno.
A dimostrazione che, possono arrestarne tre, ma la balaclava è sempre libera.
Ad maiora.

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#FreePussyRiot. Bibbia e Žižek le letture in cella

In carcere leggono la Bibbia e il filosofo sloveno Žižek. Amo la Russia ma non Putin, dichiara Nadia la più mediatica della tra ragazze in cella.
A far loro visita (o più facilmente ai loro parenti) anche l’ambasciatore francese per i diritti umani.
L’Espresso intanto ci ricorda che la Russia di Putin reprime da un po’ di tempo. Per farlo comunque usa l’immagine del presidio di Annaviva a Milano. L’associazione si richiama ad Anna Politkovskaja. Quindi ce ne eravamo accorti da un po’ di anni di quel che stava accadendo…
Ad maiora

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#FreePussyRiot. No Regrets

Nessun rimpianto per le Pussy Riot.
Così George Michael:

Ad maiora

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#FreePussyRiot. No pasaran!

Le nuove magliette di Annaviva dedicate alle Pussy Riot.
Grazie a Paolo Goni e “Misultin zone”.
Ad maiora.

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