Pussy Riot

#FreePussyRiot La lotta continua

Inervista allo Spiegel

Inervista allo Spiegel

Una delle Pussy Riot rilascia una lunga intervista allo Spiegel: http://www.spiegel.de/international/world/meeting-with-pussy-riot-members-in-hiding-a-870668.html

L’ultima volta che le avevamo viste in azione era quando avevano bruciato l’icona di Putin:

http://youtu.be/kf1CSBhUQ2s

Forse anche per questo il regime ha deciso di oscurare i video della band:

http://spettacoli.blogosfere.it/2012/11/pussy-riot-tribunale-russo-oscura-i-video-troppo-estremistici.html

Chi sta in carcere deve rispettare le numerose regole sovietiche imposte alle detenute:

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Russia-Pussy-Riot-Maria-Alyokhina-punita-per-sveglia-in-ritardo_313961929114.html

Ad maiora

#Russia dove vai?

Dal crollo dell’Urss al trionfo dei nuovi oligarchi al nuovo zarismo di Putin, dalla guerra in Cecenia all’esecuzione di Anna Politkovskaja, dall’amicizia col Cavaliere alla condanna delle Pussy Riot.
Cosa si agita sotto il cielo del nuovo impero dell’est?

A questa complessa domanda cercherò di dare risposta questa sera a Busto Arsizio, all’Università del Quadrifoglio.
Ore 21, via Lodi 20.
Ad maiora

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#FreePussyRiot. Putin e il boomerang dell’antisemitismo

Il regime putiniano diffonde le immagini delle Pussy Riot condannate a due anni di galera per 45 secondi di concerto in chiesa. Addio balaclava, ora indossano una divisa carceraria.
Le due ragazze recluse hanno deciso di cambiare avvocato affidandosi a chi ha fatto liberare la terza del gruppetto. Lei, Iekaterina, dice che la Russia è una grande prigione, sia che si stia dentro che fuori dalle sbarre.
I legali faranno comunque fatica a difenderle, non potendo incontrarle.
Ma facciamo un passo indietro. Quella simpatica ex spia che guida la Russia, mal consigliato dai suoi lacchè, ha cercato di convincere la cancelliera Merkel che non bisogna appoggiare il gruppo punk perché sarebbe addirittura antisemita.
Blogger e giornali indipendenti russi hanno subito sbertucciato il presidentissimo, seguiti a ruota dai media tedeschi.
Qui il video “antisemita” al supermercato.
Verrebbe da dire a Putin: ho un amico che sta girando un film sui gulag. La proporrò come guardiano…
Ad maiora.

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#PussyRiot e un #Putin maschilista e patetico

La frase sessista e machista del piccolo tiranno russo Vladimir Putin sulle Pussy Riot (“potevano restare a casa a cucinare”) si commenta da sola.
Ricorda non casualmente quella che il macellaio messo – da Putin – a guidare la Cecenia (Ramzan Kadyrov) aveva dedicato ad Anna Politkovskaja dopo il suo assassinio (“avrebbe fatto meglio a restare a casa a fare la casalinga”).
Veramente patetici.
Le due ragazze mandate ai lavori forzati per un concerto anti putiniano in chiesa non sono intanto state giudicate dal Parlamento europeo meritevoli del Premio Sakharov. Quest’anno è di moda ll’Iran.
Giusto per fare capire ai burocrati europei come funzionano le carceri russe, basti sapere che Nadia Tolonnikova, una delle due Pussy Riot, è stata messa nella stesa cella con la giovane neonazista condannata per omicidio dell’avvocato (anche di Anna Politkovskaja e della famiglia Kungaev) Stanislav Markelov.
Il tutto mentre uno dei leader della dissidenza putiniana, Serghei Udaltsov del Fronte di Sinistra rischia l’arresto.
Ma non ditelo a Bruxelles.
Ad maiora

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#PussyRiot in carcere. Le bestie in libertà

Forse temevano che mettendole nella stessa colonia penale potessero improvvisare un altro concerto. Per attaccare Putin, il suo amico Kirill (patriarca della chiesa autocefala russa) e magari l’infame sistema carcerario della Federazione russa. Ereditato pari pari da quello sovietico. E mai rinnovato. Ma d’altronde il paese è guidato da uno che nella precedente vita aveva fatto carte false per andare a fare la spia del Kgb.
E così Masha Alekhina e Nadia Tolonnikova, le due Pussy Riot condannate a due anni di lavori forzati per 45 secondi di concerto anti-putiniano in chiesa, sono state distribuite nel vasto territorio della Russia.
Masha è finita a Perm, in Siberia, uno dei posti divenuti tristemente noti per le repressioni staliniane. Il gulag Perm-36 è stato chiuso (e l’ong Memorial lo ha trasformato in un museo della – scarsa – memoria russa) ma la colonia penale – milletrecento chilometri distante da Mosca – è ancora attiva.
Nadia, la più vivace del gruppo, è stata spedita in Mordovia, una delle carceri più dure della Federazione, dove da anni vengono denunciate violenze sessuali contro le detenute. Dista solo 440 chilometri da Mosca, dove vive la famiglia.
Entrambe sono madri di bambini piccoli ma la tirannide putiniana colpisce così dissidenti e oppositori.
È lo stesso trattamento riservato all’ex oligarca Khodorkovskij. Lo spiegarono i suoi genitori agli attivisti di Annaviva andati a trovarli a marzo: l’imprenditore inviso al regime – trattato alla stregua di un terrorista – ha diritto a una telefonata di 15 minuti, ogni sabato, per parlare con tutta la famiglia; i parenti possono andarlo a trovare una volta ogni due mesi. Ora Khodorkovskij non dista più 6000 chilometri dalla capitale (dove vivono moglie, figli e genitori) come a inizio detenzione. Ora per andare a trovare gli anziani genitori, i figli e la moglie impiegano solo un giorno e mezzo di viaggio…
Sarà lo stesso trattamento sovietico cui saranno sottoposte le due ragazze.
D’altronde, come ricorda il collega e amico Grigorij Pas’ko (autore dell’illuminante volume di Bollati Boringhieri “Come sopravvivere alle prigioni in Russia”) i russi, vittime dell’arbitrio di un regime che i più – obnubilati dalla tv – persino apprezzano, “si dividono in due categorie: chi sta in galera e chi si prepara ad andarci”. E Grigorij dà questo consiglio che, a malincuore, giro alle Pussy Riot ancora libere e agli oppositori russi (che ora hanno eletto, democraticamente, un consiglio di 45 rappresentanti) : “È meglio prepararsi all’ipotesi peggiore: il massimo periodo di isolamento e il massimo della pena nel campo di lavoro. Certo, all’inizio è un’idea difficile da accettare. Ti pesano i ricordi di una vita relativamente felice da libero, della moglie, dei figli (qui non si sa cosa è meglio, se averli oppure non averli – sei padrone di te stesso, e quindi non devi spaccarti la testa per la famiglia). Quindi, per non sentire questo peso, ficcati nella zucca una volta per sempre che ora non hai più niente e nessuno: né una casa, né una famiglia, né una macchina, né un lavoro, né onorificenze… Non sei nessuno. E non hai neppure un’identità. Carcerato. Una cosa senza nome. Una bestia”.
Le bestie, per quanto mi riguarda sono quelle che hanno condannato e vessano Mikhail, Masha e Nadia.
Ad maiora

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