Pussy Riot

#FreePussyRiot. Il regime russo insulta Madonna

Non contento di tenere tre ragazze in cella per un bliz in chiesa, il regime putiniano insulta chi difende le Pussy Riot. E lo fa, ovviamente, con epiteti sessisti.

“Ogni ex puttana cerca di dare lezioni di morale quando invecchia. In particolare quando si trova in tournee all’estero”. Con queste parole il vice premier russo Dmitry Rogozin, su Twitter, ha risposto all’appello lanciato nel corso di un concerto a mosca dalla cantante Madonna a favore del rilascio delle tre musiciste del gruppo punk femminista Pussy Riot, sotto processo per ‘vandalismo religioso’.

Le ragazze hanno provocatoriamente alla Madonna (non la cantante ovviamente) di “liberarci da Putin”.

Al loro fianco sono scesi musicisti di tutto il mondo. Il regime insulta ovviamente solo quelli di sesso femminile.

Rogozin, ex leader del partito Rozina, è un diplomatico (davvero diplomatico!) e si occupa dei rapporti con la Nato (dove ha rappresentato la Russia).

La sentenza contro le Pussy Riot sarà pronunciata il 17 agosto.

Ad maiora

Anche Fiorella Mannoia a fianco delle Pussy Riot

Ha aderito all’appello lanciato da Articolo 21:

Pussy Riot: Mannoia, “…ma Putin non è il capo di stato della nuova Russia liberale e democratica con cui tutti negoziano?”


Ad maiora

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No Pasaran! Per le Pussy Riot la lotta continua

Nadia Tolonnikova, 22 anni, una delle tre Pussy Riot, oggi in tribunale a Mosca con la scritta: No Pasaran!
Queste le parole della Dolores Ibárruri russa:
“Credo che le parole distruggano il cemento.
Noi non siamo sconfitte, tutto il modo parla di noi”.
Il 17 agosto alle 14, un’ora prima della sentenza contro le tra ragazze, ci sara una mobilitazione internazionale via internet.
No Pasaran!

Ad maiora

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Pussy Riot, sentenza il 17 agosto: “Non abbiamo paura”

Quel giorno, alle 15, sapremo se la caccia alle streghe lanciata dal regime putiniano avrà avuto effetto.

Oggi, finalmente, al processo sono intervenute anche le ragazze, “colpevoli” di un concerto anti-putinano in chiesa. Hanno defiito il procedimento contro di loro di stampo staliniano.

“Questo non e’ un processo contro le Pussy Riot, ma contro l’intero sistema politico russo”, ha spiegato Nadezhda Tolokonnikova (22 ani), alla sbarra insieme a Yekaterina Samutsevich (29) e Maria Alyokhina (24). “Il ricorso alla violenza per reprimere le proteste della società, costringere le persone alla passività politica, noi tutto questo non lo accettiamo. La sola aria che si respira in Russia è diventata dolorosa per noi. Non abbiamo mentito neanche per un secondo di fronte a questo tribunale, ma l’accusa lo ha fatto piu’ volte. Ma la gente se ne è accorta. La verità prevarrà”‘, ha concluso. Indossava una maglietta blu con la scritta (antifascista) No Pasaran!

“Non mi fate paura. Potete portarmi via la mia presunta liberta’, ma in questo paese non ce n’è di vera. La mia libertà interna non potrete sottrarmela”, ha detto Alekhina.

Parole sante.

Come spiega Matteo Tacconi (che ricorda un episodio del passato cecoslovacco), questo processo contro le Pussy Riot sta distruggendo quel poco di immagine internazionale della tirannia putiniana:

http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/136488/

Oggi al loro fianco è intervenuto anche il nostro Vasco Rossi.
Ad maiora

La tirannia russa contro Navalny, il Beppe Grillo russo

Oltre alla repressione contro le Pussy Riot, in questi giorni la tirannia putiniana sta cercando di eliminare dalla scena politica una dei principali oppositori: Aleksei Navalny.
Il blogger che ha avviato lo sgretolamento del regime di Russia Unita con i tweet nei quali diceva “basta al partito dei ladri e dei malfattori” è nel mirino della giustizia politica russa.
Come in tutti questi patetici casi, l’accusa è sempre la stessa mossa a Khodorkovsky: appropriazione indebita.
Il titolo di Russia oggi è già una mezza condanna, Navalny sotto scacco:
http://russiaoggi.it/articles/2012/08/07/navalny_sotto_scacco_17015.html
Non crediamo che il grande blogger si spaventerà per queste cose.
Lui denuncia tutto in pubblico, tutto in rete.
Come quando, qualche ora fa, ha trovato microspie nel suo ufficio (anti-corruzione). Le ha fotografate e postate:
http://www.developingreport.it/2012/08/07/alexei-navalny-spiato-pubblica-la-foto-di-una-microspia-su-twitter/
Intanto i giovani Balilla putiniani (Nashi) chiedono che Navalny sia escluso dal Cda di Aeroflot, dove è appena stato nominato:
http://www.tmnews.it/web/sezioni/nuovaeuropa/PN_20120807_00121_NE.shtml
L’oligarca che l’ha indicato per quel posto (Lebedev) starebbe pensando di lasciare la Russia di Putin:
http://www.diariodelweb.it/Articolo/Mondo/?d=20120803&id=258098
Dubito che il blogger (il Beppe Grillo russo) scelga questa strada: continuerà a combattere anche se lo metteranno (di nuovo) in cella.
Ad maiora

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