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Le Tele “visioni” di Sergio Calabrese

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Sergio Calabrese è stato per anni uno degli inviati di punta della Rai di Milano. Sia per il tg che per Raisport. La sua telecamera ha inquadrato ogni angolo del mondo dove accadessero fatti importanti, di cronaca, di politica e anche e soprattutto di sport (di calcio, in primis).
Sergio che è in pensione da un lustro ma che mi sembra attivo come prima ha pubblicato i suoi racconti di viaggio e le sue riflessioni in un libro dal titolo Tele “visioni”. Il sottotitolo sembra parte delle lezioni che tengo in università: Non appaio, dunque esisto.
È un libro divertente e intelligente pubblicato autonomamente dall’autore. Tanti spunti sul giornalismo televisivo (e non solo) ma anche sulla cronaca, sulla politica e sul costume. Tutti cambiati in questi anni, sotto gli occhi attenti e curiosi di Sergio.
La sua visione, caustica, della realtà, è ben sintetizzata in questa frase (inserita nel paragrafo dedicato a reality e talent): “Chi scrive ha avuto qualche decennale frequentazione del pianeta televisione e può affermare senza dubbio che la presenza di una telecamera altera i comportamenti e alimenta il narcisismo. Chiunque, in presenza della telecamera (anche quella del video-citofono) assume atteggiamenti e gestualità che altrimenti non si sognerebbe di adottare”.
Chi mi segue ricorderà che qualche post del buon Sergio Calabrese è stato ospitato anche su questo blog. Forse anche per questo, venerdì prossimo, 6 dicembre, avrò l’onore di presentare Tele “visioni” nella seconda casa di Sergio,il Tennis Club di Vigevano (via del Convento 15).
Chi è di quelle parti, venga. Non se ne pentirà.
Ad maiora

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Sergio Calabrese
Tele “visioni”
ilmiolibro.it
Pagg. 395
Euro 22

L’immagine di Milano, dagli anni ’50 ai giorni nostri (tesi)

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La tesi di Claudia Vaghi, in discussione oggi, all’Università degli studi di Milano si occupa della “immagine di Milano”, ossia del trattamento mediatico della città lombarda, dagli anni ’50 ai giorni nostri.
Lo studio si svolge su tre piani. Si inizia con quello cinematografico, per capire – anche in base alle location scelte in città – quale immagine sia stata impressa sulle pellicole del cinema, dal neorealismo fino a Checco Zalone.
Il secondo piano è quello pubblicitario. La città ha ereditato per almeno un decennio la sua immagine da uno spot: quello del Ramazzotti e della città da bere.
Infine i più tradizionali tg, quelli della Rai in questa analisi. Dove la Vaghi ha mostrato come, anche in questo caso, la città abbia spesso una immagine distorta, frutto dell’attenzione spasmodica per i grandi eventi (Prima della Scala, Settimana della Moda e – immaginiamo – a breve Expo) a scapito di una quotidianità che spesso è tutt’altro.
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Giovane Riscassi

Quando giocavo nella squadra del Corriere (sì, quello di via Solferino…).
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Nella foto, ormai storica, altri colleghi noti…
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Orologi

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Nell’inserto odierno “Tutto Milano” di Repubblica ci sono pagine pubblicitarie curate dalla Manzoni pubblicità.
Uno dei redazionali parla dei (tantissimi) orologi pubblici che compaiono in ogni angolo di Milano.
Ma la foto che accompagna la pubblicità è quella della stazione di Bologna. All’ora della strage: 10.25 del 2 agosto 1980.
85 morti e 200 feriti.
Difficile, almeno per me, dimenticare quella foto. Di Bologna.
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Milano Loves You Run (il video)

Non mi si vede.
Ma c’ero anche io.

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