Addio a Valerio Zanone, Maestro Jedi del liberalismo 

Il suo “Introduzione al Liberalismo” è stato uno dei libri che con più semplicità spiegava i fondamenti di una politica di cui poi tanti si sono detti fedeli senza avere la benché minima idea di cosa fosse. Valerio Zanone era liberale quando nessuno lo era. Anzi, un liberale “di sinistra”, di quei (pochi) che nella Seconda Repubblica non scivolarono sulla china berlusconiana. Di quelli che ricordavano sempre come la Rivoluzione Liberale era quella di Piero Gobetti e non dell’oligopolista di Arcore.

Per tanti giovani liberali, Valerio Zanone è stato una sorta di Maestro Jedi, con la sua calma olimpica, con la sua bonomia, con i suoi sorrisi. Credo abbia partecipato a ognuna delle piccole iniziative culturali che, con altri amici, avevamo organizzato a Milano e Roma: da Libertà futura a Moralità provvisoria, fino alle prenotazione dei libri gobettiani.

Valerio Zanone è sempre stato un filosofo prestato alla politica, quella del passato, quella nella quale ti riconoscevi o comunque rispettavi. Quella che era migliore di te. 

Dire che Valerio ci mancherà è banale. Ci manca invece quel mondo. Ogni volta che qualcuno di questi incredibili personaggi ci lascia,  ti rendi conto di come nessuno sia in grado di sostiturli. Davvero come Jedi in via d’estinzione.

Che la terra ti sia lieve, caro Valerio.

Ad maiora

Giappone, Corea e quelle scuse arrivate 70 anni dopo

Ci ha impiegato 70 anni il governo del Giappone a chiedere scusa al popolo coreano per quelle migliaia di donne che vennero costrette a prostituirsi per la gioia dei soldati nipponici. Durante la seconda guerra mondiale gli occupanti avevano obbligato molte ragazze a diventare “schiave del sesso”. In molti a Tokyo si difendevano dicendo che si trattava di “volontarie”. Mai visto donne che volontariamente si fanno violentare…

Chiunque sia stato in Corea (del Sud, in quella del Nord non credo sia il caso) sa come il problema fosse tuttora sentito e influenzasse negativamente i rapporti tra i due paesi asiatici. Quando siamo andati a visitare il  Trentottesimo parallelo, la guida – oltre a raccontarci le gesta dei presidenti “eterni” nordcoreani – ci raccontò delle schiave del sesso per i soldati giapponesi. Una ferita ancora aperta.

Ora, finalmente, le scuse ufficiali con la creazione da parte del governo giapponese di un fondo di un miliardo di yen per risarcire le donne vittime di quella assurda violenza.

Ad maiora 

Ernesto Pellegrini, dall’Inter al ristorante solidale

Concerto straordinario del maestro Ennio Morricone ieri sera alla Scala. Il coro e l’orchestra scaligera hanno eseguito magistralmente tante musiche da film che tutti noi conosciamo e che hanno fatto vincere a Morricone un Oscar alla carriera.La serata era dedicata a un altro personaggio che meriterebbe un Oscar alla carriera: Ernesto Pellegrini. L’ex presidente dell’Inter ha festeggiato con un migliaio di amici i 50 anni della società che ha fondato dal nulla: la Pellegrini Spa. L’azienda dell’alimentazione ha 8.000 dipendenti ed è stata presentata al pubblico, prima del concerto, con un bel video che aveva Gianfelice Facchetti come voce narrante (uno dei momenti più commoventi è stato il breve accenno fatto a suo padre).

Alla fine del video è intervenuto il patron Ernesto Pellegrini (75 anni a giorni, nonno a breve).

Poche parole di saluto e ringraziamento. A ricordare, plasticamente, che si può essere milanesi, imprenditori e cavalieri del lavoro senza rovinare l’immagine di queste tre categorie.

E il fatto che Pellegrini abbia aperto negli ultimi mesi Ruben, ristorante solidale per i nuovi poveri, dà idea della caratura del personaggio.

Ad maiora 

A colpi di espugna

Stimati Colleghi dell’Ufficio Centrale e in particolare ignoti titolisti della prima pagina, accogliete queste righe non come un’umile preghiera (non esageriamo) ma una sommessa richiesta: riuscireste a fare a meno del verbo espugnare? È ricomparso lunedì, per la Fiorentina a San Siro. Poteva vincere a, passare a. No, espugna. Si dà il caso che da parecchi anni, allo sport, molti abbiano deciso di evitare ogni metafora bellica. Niente fucilate, raffiche, cannonate o cannonieri, missili terra-aria o terra-terra, cecchini, obici, spingardate. Un obiettivo non è mai nel mirino. Niente campi violati. Mi piace il basket ma detesto le bombe da 3. Mi piace la radio ma non l’abitudine di molti radiocronisti: “L’arbitro dà inizio alle ostilità”. Quali ostilità? È una partita di calcio e gli altri sono avversari, non nemici. Non si parla di ostilità prima dei 200 dorso, o di una partita di tennis. È anche così che si rinforza la sottocultura calcistica. Un colpo di spugna a espugna sarebbe un piccolo gesto in direzione contraria.
(Un grandissimo) Gianni Mura su Repubblica di oggi, 4 ottobre 2015

Ad maiora 

Memoria

La febbre della memoria è contagiosa, è la sua eccitazione non risparmia nessuno, popoli grandi e piccole comunità. La memoria andrebbe invece tenuta a bada, non sventolata come un vessillo identitario intriso di sangue e di ricordi dolorosi. Il riconoscimento di una base comune per stare insieme esige sempre un compromesso tra le memorie separate e che non possono restare separate, perché non si può sradicare chirurgicamente la memoria di ciascuno, bisogna invece reinserirla in una vicenda esistenziale comune. Bisogna stare a mezza strada tra dimenticanza e ricordo. Se si esagera nella rimozione forzata del passato si finisce come in Turchia, dove è reato persino nominare il genocidio degli armeni.
Pierluigi Battista, La dittatura della memoria, La Lettura, 27 settembre 2015 (numero 200 della Lettura del Corriere, nunero bellissimo e imperdibile!)

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