The Tree of Life

The Tree of Life

Malick? Quasi meglio a pizze invertite

Il fatto che per 9 giorni 9, né i responsabili della Cineteca di Bologna né gli spettatori si siano accorti che le pizze del film di Malick sia state proiettate a rulli invertiti (prima la seconda parte, poi la prima) dà plasticamente l’idea dell’assurdità della pellicola che ha vinto a Cannes. Avevo già avuto modo di dire che “The tree of life” mi era sembrato subito una boiata pazzesca:

Meglio il Senso della vita che l’Albero della vita

Quando accaduto a Bologna è lì a dimostrare che, a furia di destrutturare, si perde qualunque punto di riferimento.Sono certo che a Cannes l’avrebbero premiato anche con le pizze invertite.

Avrebbero potuto pure proiettarlo al contrario. Forse i (rari) dialoghi ne avrebbero risentito. Ma quella ricostruzione apocrifa della storia del mondo vista dal regista non ne avrebbe subito un grosso danno.

Ora Bernardo Bertolucci, presidente della Cineteca di Bologna, si scusa con gli spettatori “ai quali abbiamo offerto un involontario falso d’autore”.

Un errore in realtà salutare.

Ad maiora

The Tree of Life

Meglio il Senso della vita che l’Albero della vita

Mi ha stupito il fatto che The Tree of Life (che dimostrando la nostra provincialità ora al cinema esce col titolo tradotto) abbia vinto la Palma d’oro a Cannes. Il film del regista Terrence Malick è infatti una sorta di Corazzata Potemkin moderna e spero che un giorno un novello Fantozzi lo battezzerà come merita.

I critici parlano di capolavoro nel quale due storie si intrecciano. Una, dedicata al senso della vita, è onirica e visuale. Immagini davvero bellissime che sarebbero state perfette in un documentario dedicato alla natura (si vede anche il vulcano islandese che turbò i cieli di mezzo mondo, cugino di quello che – proprio in queste ore – si è messo a eruttare), ma anche alla preistoria (ci sono pure orribili dinosauri un po’ antropomorfi). E invece questa lunghissima parte iniziale finisce per appesantire la pellicola e ti porta ormai esausto a seguire le (tristi) vicende di una famiglia americana domninata dal classico padre-padrone (Brad Pitt).

Ne esce un prodotto confuso dove nemmeno la bravura di Sean Penn può togliere quel senso di inutilità che le due ore e mezzo di film lasciano agli spettatori (ma non alla Giuria della Croisette).

Personalmente, per spiegare il senso della vita, pur in chiave ironica e dissacrante, continuo a preferire i graffi dei Monty Python, ai deliri religiosi (con un aldilà dove si camina su una desolante spiaggia):

http://www.youtube.com/watch?v=iqaRCey8tLQ&feature=related

Ad maiora