Spagna

La Alhambra di Granada

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Partiamo da un dato: non è vero che per visitare l’Alhambra occorre prenotare o presentarsi in biglietteria alle 7 del mattino. Così era invece scritto sulla Lonely Planet.
Noi ci siamo andati verso le 17, sperando che a quell’ora il caldo fosse meno soffocante. La salita che dal centro città porta a questa fortificazione che domina Granada e che per lungo tempo è stato un importante centro islamico è abbastanza tosta. Ma fortunatamente il ritorno sarà più semplice. E comunque anche la camminata sarà velocemente dimenticata una volta entrati nel Palacio Nazariès.

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Alcune parti dell’Alhambra sono visitabili gratuitamente. Ma per le aree migliori occorre pagare un biglietto di ingresso. Costa 12 euro per gli adulti (9 per i minori) e si può acquistare direttamente in biglietteria. La coda di chi ha prenotato anticipatamente è più lunga di chi va direttamente alle casse. Potere della Lonely!
Dopo la coda per pagare preparatevi a una seconda coda per vedere la residenza degli emiri, il Palacio Nazariès appunto.

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Ma anche questa coda verrà dimenticata quando vi troverete di fronte a questa meraviglia dell’architettura islamica.

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Finita la visita al Palacio non perdetevi il Generalife, giardino con splendidi giochi d’acqua.

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Ma torniamo a Granada. Una volta scesi dall’Alhambra, perdetevi nelle strade del quartiere di Albazyìn.

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Noi abbiamo dormito (grazie a
Booking) in questa zona, in una sorta di pensione chiamata Alijibe, che occupa una bella casa in stile islamico. Non è facile da trovare. Ma se urlate il nome Carlos, lui verrà ad aprirvi. La doppia costa 50 euro senza colazione (ma la doccia è sconsigliata se siete XXL).

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Infine la cena. Per ovviare ai rischi di tapas con carne (e per ripercorrere la storia di queste zone iberiche) siamo andati nel Restaurante Arrayanes, in cima a una via piena di nei negozietti di artigianato marocchino.

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Il cous cous vegetariano è veramente ottimo. E non perdetevi alla fine il tè alla menta. Si spendono una quindicina di euro a testa. Ah, non vengono serviti alcolici. Perfetto per me.

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Ad maiora

La spiaggia di San Juan di Alicante

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Se andate ad Alicante sulla Costa Blanca spagnola, cercate un albergo o una casa vicino alla spiaggia di San Juan.
È decisamente la più bella in zona. Ovviamente è molto frequentata.

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La spiaggia è libera. Si possono noleggiare ombrelloni per 2 euro anche se i più qui li portano da casa (insieme a piccole sdraio e borsa frigo, di solito piena di birre o bevande).
Pur non avendo stabilimenti balneari come fa noi, la spiaggia è presidiata da bagnini professionisti.

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Ah, non è una spiaggia piccola. Oltre a estendersi per chilometri è larga fino a un centinaio di metri. Chi malgrado il caldo voglia colpire una palla con i piedi o con le mani, non dovrà fare la fila.

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La Spagna su alcune cose è avanti: la spiaggia è pubblica, ma con i cestini per la raccolta differenziata.

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Ad maiora

La Spagna e le bici

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Anche in Spagna si trovano molti divieti per le due ruote (i divieti sono un’altra delle mie passioni).
Ma mi è sembrata molto più friendly verso i ciclisti. Anche con “vie dedicate”, come a Valencia.

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A Tarragona, anche in pieno centro abbiamo trovato indicazione specifiche per i ciclisti.

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E per le strade spagnole non si contano i negozi che noleggiano le bici per i turisti.

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A Valencia c’è un sistema di bici pubbliche. Con la carta di credito potete noleggiarle per una settimana a 12 euro. La prima mezz’ora è gratis.

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Il motto è: En Valencia di sì a la bici.

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Passeggiando per Tarragona

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Chi arriva a Tarragona capisce subito di essere in Catalogna. Alle finestre non si contano le bandiere catalane e in ogni angolo c’è un manifesto che invita alla manifestazione indipendentista del prossimo 14 luglio.

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Lo spirito di questa città lo si intuisce dalla statua della piramide umana, manifestazione folclorica dal forte valore simbolico. La statua sorge sulla Rambla Nova, la strada che rappresenta la colonna vertebrale della città.

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Inizia (quasi) in Piazza Imperial Tàrraco, dominata da una fontana dal lungo getto.

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E si conclude sul Balcó del Mediterraneo, splendida finestra naturale sul mare. Anche la statua che si trova qui racconta lo spirito della città: non guarda infatti il mare per non dare le spalle a Tarragona e ai suoi abitanti.

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Lo spirito di questi abitanti lo si può forse trovare più anche nel Molo dei pescatori, dove si mantiene viva la tradizione ittica spagnola.

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I ventagli sul tavolo vi introdurranno alla Part Alta di Tarragona, dove, intorno alla splendida cattedrale e Merceria, si aspetta la cena bevendo e chiacchierando.

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Ovunque in centro si trovano rovine che raccontano la storia di questa città.

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Il cui animo l’abbiamo tastato in Piazza Dels Sedassons dove abbiamo incontrato amorevoli gattare che ogni sera vanno ad alimentare e curare la colonia felina che vive tra le mura romane (una scena che mi ha richiamato alla mente Piazza di Torre Argentina a Roma).

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Ah, per rilassarsi si può ovviamente andare al mare. La spiaggia è appena oltre la ferrovia. Non lontana in linea d’aria dal centro.

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Infine, se volete avere una panoramica della città, non vergognatevi di prendere il TàrracoTren. Con 6 euro vi scarrozza in giro. Potete scendere in ognuna delle 8 tappe e risalire quando ripassa (il biglietto vale un giorno: dalle 10.30 alle 21.10).

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Ad maiora

La crisi vista dalla Spagna

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Chiunque si trovi in questo periodo ad attraversare la Spagna troverà molte scritte politiche connesse alla crisi.
Nessuna bella come questa, fotografata su un muro di Granada.
A Murcia siamo incappati in una manifestazione dentro e fuori la Banesto, banca che ha attraversato più di una crisi.

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La manifestazione faceva parte di una serie di iniziative contro gli http://www.stopdesahucios.es/.

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Nel mirino dei manifestanti i banchieri Isidre Fainé e Miguel Blesa, finito recentemente in carcere.

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La polizia, che era in una strada laterale, si è guardata bene dall’intervenire.
Qui comunque la politica sembra quella italiana. Si dibatte solo intorno a uno scoop del Mundo (giornale di centro destra) sui finanziamenti illeciti al Pp.
Su questo potrebbe cadere il governo Rajoy.
Ad maiora

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