Pdl

Se anche la Minetti pensa alle dimissioni

La raccolta di firme per le dimissioni da consigliere regionale lombardo di Nicole Minetti, lanciata dalla giovane esponente del Pdl Sara Giudice, sara’ un’iniziativa solitaria ma forse ha qualche fondamento. Nelle carte spedite ieri dai pm alla Camera sono riportate infatti intercettazioni nelle quali la Minetti dice: “Io do le dimissioni, cioè sta roba e’ una roba che ti rovina la vita, ti rovina i rapporti, ti logora”.
L’igienista dentale del presidente, accusata di prostituzione minorile, da quel che emerge dalle carte, nelle ultime settimane si e’ smarcata da Berlusconi. Non va all’incontro con i di lui avvocati e a Barbara Faggioni confessa: “A lui fa comodo mettere te e me in Parlamento, perche’ dice: Bene, me le sono levate dai coglioni e lo stipendio lo paga lo Stato”.
Che nel qual caso saremmo noi con le nostre tasse.
Nicole Minetti per martedì e’ stata convocata dai giudici. E’ possibile che, esca dal percorso berlusconiano, e vada a farsi interrogare.
Scattera’ a quel punto la trasformazione da bruco a farfalla (e non falena)?
Ad maiora.

Richiesta di dimissioni della Minetti: la polemica continua

Roberto Jonghi Lavarini, storico esponente della Destra milanese, aveva denunciato l’operazione Minetti ben prima che se ne accorgessero i giornali di “sinistra”. Bel prima che i magistrati mettessero sotto controllo il telefonino dell’igienista dentale del Cavaliere, messa da quest’ultimo nel listino bloccato di Formigoni.

Jonghi disse che essere “figa” non giustificava la candidatura. Non fu ascoltato. Certo, non poteva immaginare quello che sarebbe successo da lì a qualche mese. Ne fece una questione di principio.

Come continua a fare. Ha sostenuto la raccolta di firme lanciata dalla consigliera di zona Sara Giudice – di cui abbiamo parlato ieri – per chiedere le dimissioni della consigliera regionale.

Un’iniziativa che non è piaciuta ai vertici del Pdl. Ma anche ai quadri giovanili che hanno fatto uscire comunicati nei quali dicono che “la Giudice rappresenta solo sé stessa”. E proprio contro quelli si scaglia oggi l’esponente della destra meneghina, Jonghi Lavarini: “Non accetto lezioncine di politica e di morale, o peggio insulti e minacce di espulsione, da nessuno, tantomeno da certi politicanti, mediocri leccaculo, che vivono a spese dei contribuenti. Che, nella nostra battaglia di rinnovamento e meritocrazia, non siamo soli lo dimostra il penoso risultato della mobilitazione del PDL milanese, lo scorso sabato: solo cinque banchetti striminziti in tutta la città”.

Insomma, la polemica è  tutt’altro che finita.

Ad maiora.

Ps: Nel frattempo le firme sono quasi 4mila: http://www.firmiamo.it/dimissioninicoleminetti

Sara Giudice, l’anti-Minetti, non molla

Arriva all’appuntamento per l’intervista puntuale come un orologio svizzero: non si è montata la testa. Oggi appare in pagina nazionale di Repubblica e oggi e ieri è andata in onda sul Tg3 nazionale.

Forse per questo ieri l’attacco contro di lei è stato concentrico. Sara Giudice (figlia di Vincenzo, ex presidente del Consiglio comunale di Milano), 25 anni, non sembra comunque voler fare passi indietro.

Anzi, nell’intervista in cui ribadisce la richiesta di dimissioni di Nicole Minetti, invita tutti a firmare l’appello che si trova su www.firmiamo.it (è in testa alla classifica tra le più votate).

Per far capire che non è intenzionata a far passi indietro – lei che è iscritta al Pdl e che è consigliera di zona –  sulla foto profilo di Facebook ha messo l’invito a firmare contro la consigliera regionale eletta nel listino Formigoni (col presidente lombardo che invita ad aspettare i tre gradi di giudizio e Sara Giudice che risponde che la giustizia non c’entra, qui si parla di morale).

Anche tra le sue foto sul social network ce ne è una con suo padre (di cui oggi ricorda il passato, non a caso, il Giornale) e col presidente Berlusconi: giusto per far capire che non stiamo parlando di una zecca.

La Giudice (cui arriva la solidarietà di Pd e Fli, anche se lei si rivolge ancora ai giovani del Pdl) fa fondamentalmente una sola domanda: come è stata decisa la candidatura di una “non militante” come l’igienista dentale del premier? In un listino bloccato. Nei primi quattro posti in modo che venisse eletta anche in presenza di una vittoria schiacciante del centro destra alle regionali lombarde.

The answer, my friend, it’s blowing in the wind.

Ad maiora.

Avanti! L’Avanti

Subito dopo averne visto in azione il direttore-editore Valter Lavitola tra Montecarlo e Santa Lucia, era intervenuto Roberto Biscardini della direzione del Psi. Una precisazione a suon di l e punti esclamativi: “E’ da anni che la gloriosa testata del PSI Avanti! è infangata dalla presenza di un giornale di area berlusconiana che si chiama L’Avanti diretta da Valter Lavitola. Una testata apocrifa che gode di ingenti finanziamenti pubblici e che tutti credono che sia l’organo ufficiale del Partito Socialista Italiano. Per cavilli burocratici non siamo ancora riusciti ad ottenere la chiusura di questa testata. Chiediamo almeno agli organi di stampa di dare di questa testata notizie corrette. Il PSI con L’Avanti con la L non c’entra.”

Oggi, sulle colonne del Corriere della sera, interviene uno storico giornalista di area socialista come Alberto La Volpe (già direttore del Tg2, poi sottosegretario prodiano e dalemiano). Si appella ai socialisti del Pdl, in particolare a Stefania Craxi e Fabrizio Cicchitto, perché “convincano il loro leader a far cessare questo sconcio”. E conclude (lui che nel cognome ha l’animale che nelle favole viene considerato il più furbo) con una citazione – animalesca – del grande Trilussa: “Forse ‘ste bestie non mi capiranno ma provo armeno la soddisfazione de pote’ di’ le cose come stanno”.

Il quotidiano socialista, fondato nel 1886 e diretto ai tempi da Leonida Bissolati, è stato diretto anche da Claudio Treves, Pietro Nenni, Riccardo Lombardi, Sandro Pertini, Bettino Craxi, Ugo Intini e Antonio Ghirelli. Ma anche dall’allora socialista Benito Mussolini.

Travolto da Tangentopoli, è stato chiuso nel 1993.

Ora è ripartito con la stessa grafica e con una L in più. Ha anche un aggiornato sito internet: http://www.avanti.it/

Ad maiora. Anzi, Avanti!

Meeting impermeabile alla crisi

Al Meeting non si percepisce la crisi politica in cui si dibatte il centro-destra. Da tempo Cl ha stretto alleanza (tattica) con Berlusconi ma ora non sembra domandarsi che ne sarà della Pdl, se si andrà a votare. Del Movimento, qui tra le grandi vetrate della Fiera di Rimini, si percepisce che si sente una (come direbbe Veltroni) “forza tranquilla”, impermeabile alle mareggiate finiane.
Qui non c’è crisi. La Fiera e’ piena come un uovo (per lo più ragazzi) e gli alberghi riminesi ringraziano ogni anno per l’intuizione avuta da un manipolo di ciellini nel 1980: portare, con questa manifestazione, migliaia di persone, in una settimana nella quale i turisti rientravano per il contro-esodo.
Il meeting è fatto di dibattiti che iniziano alle 11 di mattina e terminano nel tardo pomeriggio. La sera, concerti e spettacoli teatrali. Con tutti i posti occupati.
Gli incontri non prevedono contraddittorio. Quello sull’energia, che ho seguito oggi, aveva 5 relatori su 5 pro-nucleare.
Tra i numerosissimi stand si trovano anche donne ugandesi che creano collane (coloratissime) di carta riciclata e che, vendendole, finanziano la costruzione della scuola per i loro figli. Il tutto grazie all’aiuto di Avsi, una delle ong (che aderisce alla Cdo), cui personalmente sono più affezionato. Grazie al sostengo a distanza continuano a operare anche in Libano e a Haiti, luoghi purtroppo ormai dimenticati da noi giornalisti.