Oggi il Corriere della sera, nelle sue cronache nazionali, si occupa di giovani donne che hanno fatto una scelta diversa da quelle che svendono il loro corpo al vecchio drago.
Sono la stragrande maggioranza, anche se non fanno mai notizie.
Tra quelle su cui il quotidiano punta l’attenzione, ce ne sono alcune che mi sono particolarmente care. Sono quelle che hanno contribuito, insieme a chi scrive, a fondare Annaviva:
Il direttivo di Annaviva (del quale non faccio parte) è – a parte il presidente, Roberto Felace – tutto composto da donne: Sabrina Triola, Anna Agliati, Pamela Foti e Marina Davydova. Svitlana Matsuska gestisce il sito e ci sprona sempre a fare meglio.
Sono russofoni, amanti della cultura russa, anzi di quella di tutto l’est europeo. Nemiche e nemici del putinismo, delle petro-democrazie, delle democrature sorte in tanti paesi (più orientali di noi) dopo la caduta del Muro di Berlino.
Hanno raccolto le firme “per non dimenticare Anna Politkovskaja”, hanno contribuito a far piantare un albero per Anna nel Giardino dei Giusti di Milano. Organizzato manifestazioni davanti al consolato russo o in centro di Milano (o alla libreria popolare di Via Tadino, nostro punto di riferimento) per ricordare Anastasia Baburova o Natalia Estemirova. Viaggi a Mosca, Varsavia o Kiev.
Ora, mentre preparano un convegno sulla Bielorussia, stanno tutte e tutti lavorando perché lo spettacolo teatrale Elsa K. dedicato alla tragedia cecena:
https://andreariscassi.wordpress.com/tag/elsa-k/
Non so se queste volontarie di Annaviva rappresentino un altro paese. Per me sono diventate una seconda famiglia, con la quale ci si sente quotidianamente per organizzare le attività associative. Dalle quali non si trae alcun vantaggio se non – per quanto mi riguarda – guardarsi allo specchio alla mattina e non avere voglia di sputare.
Ad maiora